Viaggio

Il Cammino degli Dei: Da Nettuno a Nettuno

“Quando le tue gambe sono stanche, cammina col cuore” 

Paulo Coelho

1° tappa: Bologna – Brento

Arriviamo in piazza Maggiore a Bologna, davanti alla statua del Nettuno, poco prima delle 7 di mattina, l’aria è ancora fresca e questo ci infonde buona speranza. Poco più avanti ci fermiamo a fare colazione in un bar, il barista è un simpatico uomo sulla sessantina e ci prepara un’ottima spremuta d’arancia accompagnata da due piccoli panini. Quando il nostro accento ci tradisce, entusiasta, ci racconta di alcune sue esperienze vissute nella nostra Firenze in cui due suoi fratelli avevano un negozio di alimentari. Ci indica la strada per San Luca, così paghiamo il conto, meno simpatico del barista (25 euro in tre!) e ci rimettiamo in marcia. Subito dopo Porta Saragoza inizia il lunghissimo e a tratti ripidissimo portico di San Luca che in quasi 4 km conta 15 cappelle e 666 archi. Pare che rappresenti un serpente e alla fine la chiesa della Madonna di San luca rappresenta il calcagno di quest’ultima che schiaccia la testa del serpente. Quando ho visto l’ultima scalinata ho pensato “se riesco a superare questa posso finire il cammino!”, e forse era vero.

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La mia ombra in Sud America

Decidiamo di partire quattro mesi zaino in spalla e macchina fotografica alla mano dall’altra parte del mondo, più precisamente in Sud America.  Partendo da Rio de Janeiro, toccando la Terra del Fuoco, scambiando due chiacchiere con una cholita in Bolivia, fino a costeggiare i fiumi dell’amazzonia peruviana. Un susseguirsi di città, paesi, colori, profumi e gente, ogni giorno qualcosa dietro l’angolo ci aspettava per stupirci. Da buona viaggiatrice incallita, per rendere meno triste il rientro in Italia e far si che in qualche modo quel viaggio non terminasse completamente, ho deciso di lasciarci la mia ombra.  Mi piace pensarla come un viaggiatore silenzioso, che è ancora lì ad osservare attonito le meraviglie dell’America Latina.

E voi dove lascereste la vostra ombra?!

Alice Crescioli

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Marocco: un viaggio all’insegna dei sensi

La scelta di partire è spesso dettata dalla costruzione mentale che una persona si crea di un certo posto. L’idea di esplorare il Marocco non si è sottratta al previo e naturale lavoro dell’immaginazione che tuttavia rimane relegata nei confini dell’immaginabile. Percorrere i paesaggi e le città di questo Paese ha scardinato qualsiasi tipo di aspettativa o previsione proiettandoci invece attraverso una sensazione di meraviglia permanente accompagnata da bagliori di quell’esaltante senso di inavvertibilità del reale. Questo contrasto di sensazioni ci avrebbero guidati per tutta la durata del viaggio.

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Marocco: introspezione di un viaggio

La stanchezza del giorno scivola via innanzi alle meraviglie affascinanti del Marocco.  Stregata dalla naturalezza di quella caotica realtà immergo la mia incoscienza dentro nuovi orizzonti. Siamo sul tetto di un Riad a Fès,  riesco solo ad apprezzare la Medina distesa sotto i nostri occhi lucenti mentre le parole sfumano e dentro di me nascono le illusioni.  Mi sorprende la tenerezza di una carezza d’aprile in una terra lontana. Vorrei gridare di vivere intenso il tempo che scorre, rincorrere quella dolcezza senza farla mai finire.

Le bertucce della Foresta dei Cedri – Marocco

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Isola smeraldo

Un itinerario lungo dieci giorni tra le meraviglie dell’Irlanda

L’Irlanda è la meta ideale per un viaggio in macchina da fare con calma; concedendosi frequenti soste, tra una Guinness
e l’altra, ci si gode di più la pace delle strade semi deserte, dei suoi angoli più nascosti e dei suoi colori più vivi.
Accompagnati in sottofondo da una tipica musica celtica, si parte alla scoperta di panorami da cartolina, dei suoi castelli
abbandonati e delle sue graziose città, fatte di vicoli grigi e casette colorate. I suoi paesaggi, composti da prati
verdissimi e nuvole gonfie di pioggia, rimangono impressi nella mente come fotografie che non si scoloreranno mai
Isabella Pugliese
Lorenzo Berti
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Sulla strada per la Transilvania

Cosa fai quando scopri all’improvviso di avere le ferie e poco tempo per organizzarle? Trovi al volo un fedele compagno di viaggio, vai su skyscanner e clicchi sull’opzione tutto il mondo. Dopo un’accurata comparazione tra prezzi e paesi, ti ritrovi su un aereo diretto a Bucarest, Romania. Senza avere la minima idea di come andrà a finire. Noleggiare una macchina senza carta di credito non è affatto facile come pensavamo, per riuscirci spendiamo la maggior parte dei nostri soldi e ci bloccano l’unica carta di debito che abbiamo, ma va bene così. Da qui comincia il nostro viaggio on the road da Bucarest fino alle terre del temibile conte Dracula, attraversando la tortuosa Transfagarasan, passando per Braşov, Sighişoara e i più sperduti villaggi della Romania, sulla strada per la Transilvania…

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Jacopo Passavanti, Alice Crescioli

Eruzione di pensieri da Stromboli

Mi trovo sull’aliscafo color bianco e blu arrugginito, che da Milazzo, con sosta a Lipari, ci sta portando verso la magica Stromboli’s Island. Un burrascoso temporale in lontananza ha abbagliato le attenzioni dei turisti, mentre le mie riflessioni si immergono nello sciabordare delle onde. Siamo in terra stromboliana, nell’arcipelago delle isole Eolie. L’aliscafo emana un aspro odore salino, e inebria il mio spirito selvaggio, ora pronto all’avventura nella natura incontaminata che ci attende sull’isola. Siamo quasi arrivati, esploro con lo sguardo fuori dal finestrino e noto un piccolo isolotto inabitato con un faro sopra, è lo Strombolicchio: il primo complesso vulcanico di Stromboli.
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Mekong, dove la vita scorreva lenta

Siamo abituati a pensare, al giorno d’oggi, ai fiumi come ad un elemento naturalistico, che impreziosisce la bellezza di un paesaggio rurale oppure quella della cartolina di una città. Raramente, però, pensando ad un fiume ci viene da riflettere sul ruolo vitale che essi ricoprono e sull’importanza che hanno avuto per la vita di intere popolazioni. Intorno ai fiumi hanno iniziato a nascere e prosperare le prime civiltà e le prime città hanno preso forma appoggiandosi proprio alle rive di un corso d’acqua, la fonte primaria per la vita. L’archè, ossia il “principio”, la definiva Talete. Non potendosene privare l’essere umano ha cercato di far sì che gli fosse sempre accessibile e per questo si può dire che sulle rive dei mari e su quelle dei fiumi si è svolta gran parte della storia umana. Continua la lettura di Mekong, dove la vita scorreva lenta

Oltre Gerusalemme, al margine di Betlemme

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Paola Di Carlo

Uno sguardo su Stoccolma

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Jacopo Passavanti