Patagonia e Islanda: dove il Nord si confonde con il Sud

-54° 48′ 0 Sud e 64° 8′ 7 Nord. Sono queste le latitudini di Ushuaia e Reykjavik. Patagonia e Islanda sono due microcosmi che hanno molto in comune, pur essendo due mondi molto distanti geograficamente. Sono due terre emerse assai vicino ai due poli opposti del pianeta: su un atlante si tratta di pochi centimetri per entrambe dal Polo Sud e dal Polo Nord. Così lontane ma così vicine.

O meglio simili, per cui procedendo alla scoperta di questi paesaggi letteralmente mozzafiato sono tanti i momenti in cui si hanno dei dejavù. Ho citato Ushuaia ma in realtà tutto ciò non si manifesta solamente in Patagonia, dove se ne ha l’esaltazione massima, ma pure nel resto del continente sudamericano, così vario e ricco di paesaggi. Persino nel nord dell’Argentina, così come lungo il sottile quanto lunghissimo Cile. E non si tratta solamente di ciò che vedono gli occhi, ma anche delle sensazioni suscitate da questo. In entrambi questi posti sembra di vivere sospesi nel tempo, come se questo scorresse in un modo diverso, in un modo più lento. Il suo è più uno scivolare, un qualcosa che ti accompagna e non che ti rincorre nelle giornate. Si ha la sensazione, camminando ai piedi dei ghiacciai nella Tierra del Fuego o ai fianchi delle imponenti cascate islandesi, di vivere in un mondo a parte, che ben poco ha a che fare con ciò a cui siamo abituati. La natura è la protagonista incontrastata e l’uomo è un suo ospite. La forza e la potenza che qui la natura mostra è impressionante: si tratta di infiniti chilometri quadrati di paesaggi incontaminati, nelle quali la presenza umana a volte non si manifesta per centinaia di chilometri. Spesso lo fa con un villaggio di pescatori oppure, ancora più spesso, con qualche fattoria sparsa in qua e là. Colori irreali, puri e saturi come difficilmente si vedono. Montagne, ghiacciai, distese a perdita d’occhio di vegetazione giallastra e di terreni brulli e rocciosi, scogliere oceaniche, un cielo quasi sempre plumbeo e molto spesso piovoso, un clima rigido ed un vento che ti penetra nelle ossa. E questa è solo una parte dei panorami che possono offrire queste due terre.

Laguna Esmeralda, Ushuaia, Argentina.

 

Hengifoss, Islanda.

E’ un continuo rimanere a bocca aperta, incredulità ed ammirazione che si intersecano dinanzi a questa spropositata bellezza. Sembrano paesaggi troppo irreali per poter essere veri, di quei paesaggi che si vedono solamente nei sogni. Sarebbe difficile descriverli a parole e render loro merito. Naturalmente non si tratta di due luoghi assolutamente identici, alcune differenze sono inevitabili. La morfologia dei loro terreni, infatti, è diversa e ciò comporta panorami in parte diversi: la vegetazione risente di un tipo di terreno differente, con una presenza più consistente in Patagonia rispetto ad un’Islanda assai più brulla tanto che le foreste sono pressochè inesistenti. D’altronde la quasi totalità del suo sottosuolo è di origine vulcanica, di conseguenza la sua capacità di agevolare la crescita di una flora ricca e variegata è stata assai limitata. Tuttavia è nel suo complesso che i due scenari si assomigliano molto, nella sua visione di insieme.

Il Monte Fitz Roy, El Chalten, Argentina.

 

Skaftafell, Islanda.

Entrambi appunto dominati da una natura capace di strabiliare ogni visitatore, una presenza umana discreta e rispettosa della terra che li sta ospitando. Queste vette altissime sempre coperte dalla neve, questo cielo scuro che ti accompagna quasi sempre lungo tutto il cammino, capace di cambiare faccia cinque volte e più al giorno. Questo oceano che ne bagna i confini di roccia che finiscono a picco sull’acqua scura. Queste città fatte di casette colorate che ai nostri occhi altro non sono che villaggi abitati da qualche migliaio di abitanti e questa strada unica, la ruta 40 in Patagonia e la 1 in Islanda, che si fa largo tra spazi aperti ed infiniti e lungo la quale ci si sente dei piccoli esploratori che si stanno cibando di bellezza. Anche questo aspetto accomuna molto queste terre, il fatto che ci sia questa unica strada, da cui se ne diramano poche altre secondarie,  dà l’impressione che sia esse stesse a condurti alla loro scoperta. Sono loro che decidono come mostrarsi ai loro visitatori ed a determinare il loro cammino.

Insomma, è l’unicità di questi paesi a farli apparire come due angoli di mondo che ancora conservano la loro purezza e mostrano quanto incredibilmente belle possano essere quelle terre che non hanno subito uno stravolgimento da parte dell’essere umano.  Due angoli così lontani ma così vicini…

 

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Lorenzo Berti

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