Bosnia-Erzegovina, dove l’Europa è un po’ meno europea

 

E’ un viaggio particolare quello che si ritrova a fare colui che decide di percorrere le strade della Bosnia-Erzegovina. Tra le sue colline verdi scure, dominate da distese di foreste interrotte qua e là da qualche paesello e da ben poche città, man mano che ci si addentra verso l’interno del suo territorio si scopre lentamente un orizzonte nuovo ed inaspettato. Ti avvolge una sensazione strana pensando di trovarsi sempre in Europa, perchè i mille contrasti che abitano e convivono in questo Paese fanno sì che esso appaia come un contesto del tutto differente da quello europeo. O perlomeno diverso da quello a cui siamo abituati pensando al Vecchio Continente. Sono diversi i costumi, sono diversi i volti ed è diversa persino la religione.

La città vecchia – Travnik, Bosnia-Erzegovina

Questo Paese rappresenta infatti l’unico caso europeo in cui l’Islam risulta essere la religione che conta più seguaci tra la popolazione. Ma non solo, a differenza di tutto il resto d’Europa questo Paese, insieme ai suoi confinanti, è tra gli unici che nell’ultimo mezzo secolo ha conosciuto sulla propria pelle l’orrore di un conflitto sanguinoso ed estenuante, dalla cui fine sono trascorsi poco più che vent’anni.
Fa strano pensare che ragazzi nemmeno trentenni nati lì abbiano vissuto i primi anni della loro vita sotto le bombe, con i carri armati alle porte di casa, vedendo morire genitori, parenti o amici. E’ inevitabile che tutto ciò lasci una traccia molto forte, se non indelebile, nella mentalità di un intero popolo e che ne determini modo di pensare e di vivere.

Giovani o vecchi, che l’abbiano vissuta in prima persona o meno, l’alone della guerra circonda ancora tutti – Mostar, Bosnia-Erzegovina

Ad oggi le tensioni etnico-sociali che hanno portato nel 1992 allo scoppio della guerra tra identità nazionali assai eterogenee, che fino ad allora erano riuscite a convivere sotto l’unica bandiera jugoslava, sembrano essere superate ed aver raggiunto una apparente stabilizzazione. Tuttavia gli effetti di questo conflitto sono ancora ben visibili e tangibili. Negli edifici delle città, alcuni semidistrutti e tantissimi con i muri crivellati di proiettili, e nei volti delle persone, che esprimono tuttora sofferenza ed inquietudine, senza quell’entusiasmo che dovrebbe caratterizzare le nuove generazioni di un’Europa unita. Quei tre anni in cui le differenze sono letteralmente esplose, portando a far collassare il concetto di un “vasto noi”, per quanto instabile, sostituito da quello del “noi e loro” ha portato ad una chiusura individuale che solo ultimamente sta trovando una via di emancipazione, seppur ancora embrionale e sporadica.

Katedrala Srca Isusova – Sarajevo, Bosnia-Erzegovina

Oggi quegli anni sono lontani e le varie comunità caratterizzate da differente etnia, religione e spesso anche ceto sociale convivono pacificamente in un Paese che sta cercando di ritrovare un proprio equilibrio ed una propria normalità. Ancora dovunque si posi il tuo sguardo c’è qualcosa a ricordarti ciò che è successo, a tirarti indietro nel tempo ed a rendere l’atmosfera grigia e cupa. I contrasti e le contraddizioni si notano ancora, tuttavia tutto sta iniziando a stabilizzarsi. Le diverse fedi religiose riescono a convivere nella quotidianità, così come le diverse identità etnico-nazionali sono nuovamente in rapporti più o meno pacifici. Quasi la metà della popolazione si dichiara bosgnacca, ossia slavi di fede musulmana, circa il 30% si dichiara serbo di fede ortodossa ed un 15% croato di fede cattolica, con la presenza di altri gruppi etnici minoritari. Nelle città e nei centri abitati più grandi chiese cristiane si ergono di fianco agli alti minareti delle moschee, tuttavia questi tre gruppi principali in molti casi occupano zone del territorio bosniaco differenti tra loro, separati e chiusi con l’esterno, come fossero dei sub-Stati.
Per questo, la strada che aspetta la Bosnia-Erzegovina per raggiungere un’identità nazionale comune è ancora molto lunga, piena di ostacoli e di difficoltà.

Lorenzo Berti

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