Marocco: un viaggio all’insegna dei sensi

La scelta di partire è spesso dettata dalla costruzione mentale che una persona si crea di un certo posto. L’idea di esplorare il Marocco non si è sottratta al previo e naturale lavoro dell’immaginazione che tuttavia rimane relegata nei confini dell’immaginabile. Percorrere i paesaggi e le città di questo Paese ha scardinato qualsiasi tipo di aspettativa o previsione proiettandoci invece attraverso una sensazione di meraviglia permanente accompagnata da bagliori di quell’esaltante senso di inavvertibilità del reale. Questo contrasto di sensazioni ci avrebbero guidati per tutta la durata del viaggio.

Ciò che più colpisce del Marocco sono proprio i suoi contrasti, questi assumono forme di varia natura. I paesaggi sono quelli che lasciano il segno in maniera molto più immediata diventando nudo bersaglio dei nostri sguardi avidi di forme e colori. Viaggiando in macchina riusciamo facilmente ad appropriarci di panorami che ci rivelano fin da subito le caratteristiche delle brulle terre sabbiose e rossicce dell’Africa dipinte alle pendici della maestosa catena dell’Atlante. Le sue vette innevate che superano i 4000m e la vegetazione d’altura presentano paesaggi simili a quelli alpini generando una forte dissonanza cromatica rispetto ai colori caldi della terra desertica e dipingono scenari ai limiti del surreale.

La gigantesca muraglia di pietra è un punto di riferimento. I berberi la chiamano Adrar n Dern (“il Monte dei Monti”) e divide il Paese in due aree, quella atlantica ad ovest e quella orientale che si affaccia sul Sahara. La prima ospita grandi città costiere eredità coloniale francese, metropoli come Casablanca o Rabat non dissimili dai più anonimi centri abitati a noi ben noti. Tuttavia si trovano antiche città come Fez e Marrakech che nell’intimità del loro grande caos racchiudono l’essenza di quel Marocco che tra i vicoli dei Suk racchiudono colori ed odori di una dirompenza che fa girare la testa. Giocare a perdersi nei dedali variopinti ci dà l’occasione di commisurare il delirio dei mercati secolari e dei suoi rumori con la cura nei dettagli dei mosaici zullayj nonché di apprezzare l’antica pratica dell’ospitalità marocchina.

Attraversando il sipario delle Gole del Todra entriamo invece nel Marocco orientale che si esibisce in tutta la sua immensità. Sterminati paesaggi riarsi si intervallano con le rare chiazze verdi delle oasi dalle quali spuntano villaggi di varie dimensioni con case dello stesso colore della terra che le accoglie. La frenesia della città si affievolisce man mano che ci dirigiamo verso Merzouga, un antico punto di sosta lungo le piste che attraversavano il deserto, nota tra i marocchini come “porta del Sahara”. Ci si apre davanti ai nostri occhi, pressoché saturi delle meraviglie viste fino a quel punto, un placido ed infinito oceano di sabbia dorata. Dai disegni increspati delle dune si ergono vere e proprie montagne che sembrano dimorare lì da secoli sulle quali il riverbero del sole riflette luci ed ombre che cambiano a seconda della sua posizione. L’aureo regno della tranquillità.

L’azione di esplorare attraverso i sensi crea inevitabilmente una traccia nel viaggiatore, attraverso un percorso dove il presunto cede il posto al tangibile e l’immaginabile viene cancellato a favore di quello sgomento che solo il viaggio può generare nell’uomo.

VAI ALL’ ARTICOLO

« 1 di 7 »

 

Andrea Pirozzi

Zoe Guerrini

Un pensiero su “Marocco: un viaggio all’insegna dei sensi”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *