Eruzione di pensieri da Stromboli

Mi trovo sull’aliscafo color bianco e blu arrugginito, che da Milazzo, con sosta a Lipari, ci sta portando verso la magica Stromboli’s Island. Un burrascoso temporale in lontananza ha abbagliato le attenzioni dei turisti, mentre le mie riflessioni si immergono nello sciabordare delle onde. Siamo in terra stromboliana, nell’arcipelago delle isole Eolie. L’aliscafo emana un aspro odore salino, e inebria il mio spirito selvaggio, ora pronto all’avventura nella natura incontaminata che ci attende sull’isola. Siamo quasi arrivati, esploro con lo sguardo fuori dal finestrino e noto un piccolo isolotto inabitato con un faro sopra, è lo Strombolicchio: il primo complesso vulcanico di Stromboli.

Lo Strombolicchio è un cono vulcanico del quale resta solo il neck – ovvero il magma solidificato interno al cratere. L’attività vulcanica si è poi spostata, e attualmente il centro eruttivo si suddivide in tre crateri disposti sulla sommità dell’isola. Una leggenda racconta dello Strombolicchio come di un tappo, sparato in mare durante una violenta eruzione dello Stromboli.
Approdiamo a punta Scari e l’atmosfera che ci accoglie scuote la nostra energia interiore. Le intense acque blu avvolgono l’isola, che sotto il livello del mare raggiunge una profondità superiore ai 2000 metri.

First impact of Stromboli

Le spiagge di sabbia nera, le scogliere e le piccole insenature di rocce sono il punto di partenza e di raccolta per i saggi pescatori, i maestri. Le barche di legno, colorate e capovolte, affiancano il porto creando una distesa di piccole unità di sopravvivenza. Quelle barche mi trasmettono una faticosa ma sorprendente routine di spostamenti e di scoperte.
Iddu, il vulcano costantemente attivo, si innalza sopra di me e la sua maestosità, che si esprime con le metodiche e suggestive esplosioni di lapilli in cielo, riesce a stregarmi totalmente.


Coinvolta emotivamente, l’isola mi ingorga di vitalità e di profondità trascendentali e primitive. Facilmente mi ritrovo incantata ad assaporare la magia dell’interconnessione tra acqua, terra e fuoco. Ringrazio le coincidenze e le scelte che ho preso per avermi portata qui, mentre osservo queste onde crespe, che a metà settembre mostrano un anticipo di cambiamento stagionale e ancora riescono a riscaldare la freschezza dell’animo. Sono ingorgata dall’energia singolare dell’isola.

Le piccole stradine del luogo permettono solo il passaggio di apine e motorini, anche se la gente preferisce spostarsi a piedi. Decido di avviarmi proprio per una di queste stradine, e con totale naturalezza mi ritrovo a slegarmi le scarpe e a camminare a piedi nudi, sulla strada sterrata, dentro i negozi e sulla spiaggia, disintossicandomi del pensiero comune.

Qui i tramonti sono speciali, e mentre osservo il sole rinfrescarsi nell’orlo della mia vista, mi sento fortunata, priva di pregiudizi, di paure e di futuro. Riscoprire la natura nel suo splendore: tutto è concentrato nel presente di questi colori, che mi fanno percepire di essere parte del tutto.

La notte la vita sull’isola si esprime silenziosa e calma, e l’assenza di illuminazione artificiale ci riporta a vivere un tempo che seppur remoto, evoca forti percezioni. Prendiamo le torce e ci avviamo verso l’Osservatorio, un ristorante ai piedi del vulcano, che propone pizza a ritmo di eruzioni.

Mentre la barca va al largo, le onde dondolano il cielo azzurro e frizzantino, e la vista che rimane sul vulcano diventa quasi un’illusione. Stiamo circumnavigando l’isola. San Vincenzo, Piscità e San Bartolo, le tre zone abitate della costa nord-occidentale di Stromboli, si stagliano all’orizzonte con le bianche case mediterranee. Da lontano, Iddu è ancora più imponente con le sue fumate nere. Continuiamo a navigare fino quando scorgiamo la costa meridionale dell’isola, dove sorge Ginostra, un villaggio isolato dal resto dell’isola e raggiungibile solo via mare. Qui vivono d’inverno circa 25 persone, e incuriositi dalla storia del luogo abbiamo provato ad approdare nel porto più piccolo del mondo.

Abbiamo noleggiato per una giornata degli scarponi da trekking, per affrontare la salita sul vulcano. Nel negozio del noleggio, la signora  di mezza eta che ci ha accolti,  comoda nel suo maglioncino rosso pompeiano , ci ha consigliato di portare con noi vestiti pesanti, una torcia per la salita e un carico di apertura totale per le la forza sorprendente che ci avrebbe donato Iddu.

Iniziamo finalmente l’escursione guidata al cratere. partiamo nel primo pomeriggio per arrivare sulla cima nell’ora del tramonto, il momento migliore per sorprendersi alla vista delle eruzioni. Sto scalpitando e non vedo l’ora di raggiungere la cima.
L’ambiente che mi circonda mi emoziona, sospende i miei pensieri e mi dissuade dal distogliere lo sguardo dalla sua indomita fierezza d’essere lì.  Tra chi preferisce ciondolare e assecondare appesantimenti fisici dovuti alla salita e chi esplora e assimila il distintivo paesaggio, percepisco che siamo tutti pronti a cedere alla magia dell’universo.  Infondo, come ci suggerisce  Marina Abramović:

“Tutto ciò che conosciamo, non è altro che un sassolino nel tacco di una scarpa di una grassa signora cosmica.”

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