Sui mercati portoghesi

Il primo mercato portoghese che ho visitato è uno dei più grandi e caratteristici del paese e si trova a Barcelos, cittadina culla del simbolo della nazione, il gallo. Distante pochi chilometri da Porto, Barcelos offre un centro relativamente piccolo ma ricco di negozietti tipici, ristoranti e bar. Il grande mercato che si svolge ogni giovedì della settimana è meta sia di turisti a caccia di souvenir che di persone del posto, che vi fanno la spesa abitualmente. E’ diviso molto bene tra banchi di frutta, verdura, carne, vestiti, porcellana, utensili di cucina, animali e piante. Al centro è posizionata una fontana che in principio serviva per dare da bere nei giorni della feria sia a persone che ad animali. Fu disegnata nel 1621 ed è costruita in pietra; rappresenta infatti una delle fontane più monumentali del posto.Appena ho messo piede tra le prime file di bancarelle, mi sono sentita travolta da moltissimi suoni che non avevo mai sentito prima e che provenivano dalle voci degli anziani venditori. L’ambiente era caotico e molto vivace. Ascoltare la loro lingua, così forte e dura, mi creava dentro uno stato emotivo di lontananza ma allo stesso di vicinanza, perché le loro voci mi attraevano e mi incuriosivano talmente tanto da sentirci un contatto vivo e diretto. Sentirli gridare e vederli gesticolare per convincere i passanti ad acquistare la merce, mi rendeva partecipe delle loro abitudini e delle loro tradizioni. Cercavo forzatamente di interpretare cosa si stessero dicendo e quali storie mai si stessero comunicando. Immortalare quei visi scavati dal tempo e dagli affanni, mi faceva immergere completamente nel loro mondo. Sedevano sotto ombrelloni grandi e variopinti, su sedie o sdraio da mare, vendendo di tutto: dal pollame, alla lattuga, dalle cipolle ai fiori. Il mio girovagare si faceva sempre più incessante, volendo catturare più immagini possibili ad ogni mio battito di ciglia. Silenziosamente mi facevo spazio tra le persone, facendo finta di essere un fantasma che voleva solamente diventare un tutt’uno con quel caos. Dopo più di un’ora non riuscivo più a distinguere me stessa dagli altri passanti. Le immagini sul display della mia macchina avevano appena ripreso scene che non si sarebbero più ripetute in futuro, sensazioni che non avrei più vissuto, ricordi che sarebbero rimasti indimenticabili.

Il secondo mercato che ho fotografato è stato quello di Porto, dove ho soggiornato nella prima e ultima parte del mio viaggio. Appena uscita dalla metro della stazione, mi sono ritrovata nel pieno di un kaledoscopio di colori e i suoni, provenienti dal traffico delle persone in movimento, rimbalzavano ovunque nella mia testa, fissandosi in una frazione di secondo. Il mio cuore era colmo di gioia e di stupore. Porto è caotica al punto giusto ed è altrettanto ricca di angoli rilassanti, come l’isola-giardino urbana di Base, ubicata sotto la Torre dos Clerigos. La brezza calda di metà settembre mi scompigliava i capelli e rendeva i miei passi inquieti. La città è abbastanza grande ed è sviluppata in discesa, fino al Douro. Le vie sono tappezzate di azulejos che colorano le pareti, rendendole dei quadri in lontananza. Ho iniziato la mia visita dal punto più in alto, vedendo la stazione di Sao Bento e passeggiando in Avenida dos Aliados. Con lo stomaco brontolante e sotto il sole cocente  mi sono diretta al Mercado do Bolhao, nel cuore di Porto, situato a due passi dal famoso Café Majestic. La struttura di questo mercato coperto risale al 1851 e l’edificio è stato inaugurato nel 1916. E’ senza dubbio uno dei luoghi più tipici della città e che ogni visitatore deve conoscere. Occupa un intero isolato e si trova proprio accanto al moderno centro commerciale Gran Plaza. Ha  diversi piani e i negozi si distribuiscono in corridoi perimetriali intorno a un grande cortile centrale. Fondamentalmente è un mercato alimentare ed è raggruppato per prodotti, ma ci sono altre zone dove si vendono fiori, candele e oggetti di cera, regali tipo bomboniere, vestiti , tovaglie e cianfrusaglie varie. Ci sono anche delle caffetterie e dei bar, che hanno un menu e alcuni piatti per consumare un pasto veloce. Il menù tipico portoghese offre un piatto a base di pesce bianco come il baccalà, accompagnato da un’abbondante porzione di patate. Una cosa che ho notato è che qui gli anziani lavorano moltissimo e sono loro che gestiscono i banchi e decidono i prezzi. Sono rimasta sorpresa però dalla condizione decadente in cui l’edificio del mercato si trova. Infatti se all’esterno l’edificio è di bell’aspetto, al suo interno dà un’impressione di trascuratezza. Credo che stiano progettando di ricostruirlo. Passeggiare all’interno di questo mercato è stato come sentirsi dentro a una scatola. Sopra di me avevo una grande porzione di cielo blu e terso e i raggi del sole illuminavano ogni angolo dell’edificio. Intorno a me tutto aveva un senso logico e ogni cosa era al suo posto, ben posizionata e allineata, come se ci fosse un nesso geometrico tra le forme. I tavolini al piano terra erano coperti da tetti trasparenti dai quali filtrava il calore del sole e nastri colorati spuntavano dalle bancarelle, spinti da un venticello leggero e piacevole. Il chiasso era ovunque ma aveva un suono dolce, che accompagnava inesorabilmente i miei sensi.

Nell’ultima tappa del mio viaggio ho visitato per tre lunghi giorni Lisbona e i suoi quartieri più caratteristici: Baixa, Chiado, Bairro Alto, Mouraria e Alfama. In particolare, sono rimasta colpita dal quartiere più antico della città, l’Alfama, all’interno del quale si svolge ogni martedì e sabato la Feira da Ladra. Questo mercato, che da sempre rappresenta un’attrazione più unica che rara per i viaggiatori più curiosi, occupa una grande fetta del quartiere e vi si accede passando sotto lo splendido arco di São Vicente. Il mercato nacque a Lisbona nel XII secolo e il suo nome “Feira da Ladra” non fu scelto casualmente. Infatti un tempo ,e ancora oggi, le persone mettevano qui in vendita oggetti rubati e li rivendevano con l’intento di ricavarne un guadagno, anche minimo, per la propria sopravvivenza. La musica di strada mi ha accompagnato lungo tutto il tragitto della Feira e gli schiamazzi dei venditori non si placavano un momento. I buganville facevano capolino da ogni angolo del quartiere, colorando la mia mente e arricchendo la mia immaginazione.  Era bello perdersi tra prodotti fatti a mano, CD, libri, vestiti, stampe, monete, oggetti militari e di antiquariato, vinili, orecchini, stoviglie, orologi, specchi, tappeti. Il caldo però era davvero soffocante e la testa mi stava cominciando a girare per la troppa fame, così mi sono fermata  in un piccolo ristorante situato al centro del mercato. Su consiglio di Valentino, un musicista italiano trasferitosi a Lisbona, conosciuto in fila al ristorante, ho mangiato un buon piatto di baccalà con patate. Camminando sotto il sole rovente nel bel mezzo del giardino di Santa Clara, mi sono resa conto che le birre avevano fatto il loro effetto: avevo perso la concezione del tempo e sentivo che le gambe andavano da sole, sollecitate dal caldo e dall’alcol. L’aria era caldissima ed io mi sentivo in pace, leggera come una piuma. La tristezza si faceva sempre più forte ma sapevo che non sarebbe stato un addio a Lisbona bensì un arrivederci sincero.

Isabella Pugliese

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